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La Fontana del Vecchio

La Fontana del Vecchio venne fatta costruire nel 1474 dal capitano Polidoro Tiberti da Cesena, ed è una delle più importanti testimonianze del periodo rinascimentale sulmonese.

Nella lastra soprastante  è riportata l’iscrizione:

“POLYDORUS TYBERTUS CAESENAS PRAETOR SULMONIS CLARUS ET INSIGNIS SUB INVICTIS SIMO REGE FERDINANDO QUOI PRAETAER SICILIE REGNUM YTALIAM OMNEM PACE SE (davi) T OPUS HOC NOBILE STRUXIT ET VIAS URBIS STAERNENS MARMORE INCRUSTAVIT MCCCCLXXIIII”.

Prende il nome dalla “testa barbuta che sovrasta la lunetta impostata sulla trabeazione su cui è incisa l’iscrizione con la data e il nome del committente”[1].

Della struttura originaria ha mantenuto la parte superiore, con la trabeazione ed il frontone semicircolare, mentre la vasca, che originariamente era formata da lisce lastre in pietra, nel 1901 è stata sostituita con una del tipo a sarcofago.

Nella lunetta del frontone è scolpito lo stemma aragonese posto al centro di una ghirlanda di fiori e frutti sorretta da due angeli. Il fregio sottostante riporta alle estremità due stemmi di Sulmona con le sigle S. M. P. E.

Completano la fontana due garguglie laterali a forma di fiore, mentre l’acroterio è formato da una testa barbuta (da dove sgorga l’acqua) tra due rosoni uniti da un nastro che reca la scritta Vechio[2].

 

[1] Mattiocco, Papponetti 1996, p. 74.

[2] Piccirilli, p. 56.


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Bibliografia

Mattiocco Ezio, Papponetti Giuseppe, Sulmona città d’arte e poeti, Pescara, Carsa Edizioni, 1996.

Piccirilli Guido, Sulmona. Guida storico artistica, Milano, Moneta editore.

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