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Dalla sua posizione sopraelevata il castello, che un tempo rappresentava il fulcro della vita del posto, continua a dominare fiero e nobile l’intera valle.

Penetrando nelle stanze interne (che oggi accolgono il Museo d’Arte Sacra della Marsica) e accostandosi alle antiche finestre, dal panorama che si dispiega alla vista, è possibile rendersi conto dell’importanza strategica della fortezza, che vigila e sovrasta il vasto territorio del Fucino, fatto di strade, campi, centri abitati e che un tempo era interamente ricoperto dalle acque del lago.

Il prosciugamento del Lago Fucino

Il processo di bonifica del lago fu voluto fin dai tempi degli antichi romani; molti furono gli imperatori che si cimentarono nell’impresa senza successo. Di questo abbiamo testimonianza dalle parole di Svetonio, scrittore romano di età imperiale, che scrisse: «il prosciugamento del Lago Fucino rappresentava il progetto più prestigioso e straordinario per l’ornamento di Roma, per la bellezza e la ricchezza dell’Impero»[1]. La bonifica del lago, infatti, era un progetto importante perché avrebbe permesso di ricavare un’ampia area fertile con la quale fornire nuove risorse alimentari all’ Impero.

Il primo a prendere l’iniziativa fu Cesare, ma il progetto si interruppe con la sua morte. Successivamente sostenne l’impresa l’imperatore Claudio, autorizzando dei lavori di bonifica che richiesero un grande dispiego di mezzi e soprattutto di schiavi e vite umane. Quando i lavori furono ultimati venne indetto il giorno dell’inaugurazione nel quale si sarebbe dovuto mostrare il successo dell’operato. Durante la cerimonia però, a causa di alcuni errori nello scavo, l’acqua s’incanalò verso un tratto di galleria sbagliato dando origine ad un fortissimo “colpo d’ariete” che fece crollare un tratto della galleria corretta. L’imperatore, per mascherare l’insuccesso dell’operato, diede l’ordine di organizzare una naumachia (battaglia navale) sanguinosa durante la quale gli schiavi, prima di combattere, sfilarono davanti all’imperatore al saluto: <<Morituri te salutant>>. Di quel giorno non rimase altro segno tangibile che le rosse acque del lago, nel quale intere vite furono versate per i capricci e la vanagloria dell’imperatore.

Nel 1854 l’impresa (che continuò ad essere inseguita nel corso dei secoli) venne ripresa e conclusa da Alessandro Torlonia, che per questo meritò l’appellativo di ‘Principe del Fucino’. Il progetto venne portato avanti utilizzando quella che per l’epoca può essere definita una grande opera di Ingegneria Idraulica e sfruttando una galleria a forma ovoidale. I lavori vennero conclusi nel 1875. Il prosciugamento dell’area permise finalmente l’affiorare della terra fertile, celata per secoli dalle acque paludose del lago, che poté essere destinata all’uso per la quale era nata[2].

Storia del castello

Il castello “Piccolomini” ha subito diverse trasformazioni nel corso del tempo che hanno alterato la sua natura originaria.

Inizialmente nacque come costruzione militare e difensiva per presidiare le forze feudali da quelle imperiali facenti capo all’imperatore Federico II di Hoenstaufen che, nel 1223, assediò la fortezza di Celano e distrusse il borgo disperdendone la popolazione (in seguito si riformò il nuovo nucleo abitativo protetto da una cinta muraria ed una nuova rocca) [3].

L’attuale castello è stato con molta probabilità fondato da Pietro De’ Berardi, conte di Celano, intorno al 1392; successivamente, nel 1451, Lionello Acclozamora realizzò il piano nobile. Con Antonio Piccolomini, che nel 1463 ricevette l’investitura della contea di Celano, il castello assunse l’aspetto di una dimora signorile adibita ad accogliere la corte. In seguito il palazzo residenziale ospitò diverse casate tra i quali gli Sforza- Cesarini e i Dragonetti, che fecero rimanere sostanzialmente intatto l’assetto del castello.

Il terremoto del 1915 arrecò gravi danni alla struttura. Le opere di restauro interessarono il periodo dal 1940 al 1960, con un’interruzione durante il secondo conflitto mondiale, e si concentrarono nella ricostruzione fedele delle parti mancanti del castello[4].

Struttura del castello

Il castello è composto da una prima cinta esterna fortificata da torrette quadrate e, più tardi, da torrioni a base tronco-conica per consentire il tiro di fiancheggiamento. La cinta racchiude un corpo centrale di forma rettangolare, con quattro torri angolari, i cui lati lunghi sono volti a nord e a sud, mentre quelli minori ad est ed a ovest.

All’interno del corpo rettangolare si apre un elegante cortile interno composto da un porticato di stile rinascimentale che si articola su due piani: quello inferiore è formato da archi a ogiva e sorretto da ampi pilastri colonniformi, quello superiore presenta un doppio numero di archi a tutto sesto con colonne più piccole. Nel mezzo del cortile è presente anche un pozzo che serviva a raccogliere l’acqua piovana attraverso la cisterna sottostante.

L’ingresso al castello è reso possibile attraversando un ponte levatoio (che sormonta un fossato ormai asciutto) dal quale si passa per due ingressi: il primo presenta due archi, uno a sesto ribassato e l’altro che lo circoscrive a sesto acuto; il secondo, invece, è più antico, con arco ogivale sormontato da una caditoia[5].

Il Museo Nazionale d’Arte Sacra della Marsica

Al suo interno il castello accoglie il Museo Nazionale d’Arte Sacra della Marsica che si divide in due sezioni: la Sezione di Arte Sacra e quella di Archeologia.

La prima, sita sul piano nobile, è articolata in undici sale divise in più sezioni: scultura, pittura, oreficeria e paramenti sacri.

A questa si aggiunse, il 10 maggio 2003, la Sezione Archeologica, proveniente dalla “Collezione Torlonia”, nella quale è possibile mirare oggetti di varia natura ma accumunati dalla medesima provenienza. Si tratta, infatti, di materiale che è stato rinvenuto in seguito ai lavori di bonifica del lago Fucino per opera del Principe Alessandro Torlonia (in onore del quale la città di Avezzano ha dedicato un busto orientato verso la direzione nella quale un tempo si trovava il lago).

La raccolta si compone di utensili agricoli e strumenti utili per la pesca, gioielli, armi e oggetti utilizzati durante le battaglie, tra i pezzi più importanti ci sono dei bassorilievi di cui si conservano solo scarsi frammenti. L’importanza di questi fregi architettonici è dovuta al fatto che costituiscono una preziosa testimonianza per la ricostruzione del panorama lacustre del tempo; tra le immagini scolpite ci sono: il colonnato di un tempio, uomini intenti a solcare le acque del lago su delle imbarcazioni tipiche di allora ed operai intenti al processo di bonifica del lago.

Chi ha la possibilità di visitare il castello può ricevere informazioni più dettagliate dall’addetto al museo che ha messo in evidenza come questa bonifica abbia rappresentato un intervento radicale che ha influito molto oltre che sull’assetto paesaggistico anche sul clima, contribuendo a trasformarlo da mite e temperato (ragione per la quale la zona era spesso meta di villeggiatura da parte dei romani) a montano.

Sono presenti, inoltre, anche delle tombe con scheletri di uomo e di donna che vennero ritrovati con tutti i loro corredi funerari, tra cui dei gioielli di cui alcuni più antichi in bronzo e altri più recenti in oro e pietre. In una delle tombe è stato ritrovato anche lo scheletro di un maialino che farebbe pensare ad un suo uso domestico in quanto munito di guinzaglio.

Nel complesso, il castello di Celano offre a qualsiasi visitatore la possibilità di trascorrere una piacevole giornata tra arte, storia e cultura, oltre che la possibilità di passeggiare nel piccolo centro storico del paese che si disloca e converge attorno alla fortezza restituendogli la forza vitale del suo secolare passato.

 

Informazioni utili
Castello Piccolomini
L.go Cavalieri di V. Veneto
67043 Celano (AQ)
ufficio tel. e fax 0863-792922
portineria tel. 0863-793730

Orario ingresso:
Tutti i giorni tranne il lunedì: 9,00-19,00
la biglietteria chiude mezz’ora prima.

Biglietteria:
Ingresso gratuito fino a18 anni e oltre i 65
Ridotto € 1 da 18 a 25 anni
Intero € 2
Gratuito per docenti e studenti delle facoltà di Architettura, Conservazione dei Beni Culturali, Lettere e Filosofia con indirizzo Archeologico e Storico-Artistico, Accademia di Belle Arti, per guide ed interpreti turistici (accesso facilitato per disabili, a richiesta sul posto).

Visite guidate a cura dell’Ufficio Attività didattica:
dal martedì al venerdì su prenotazione:
tel. e fax 0863-792922

In auto

Autostrada A25, Roma – Pescara
uscita Aielli-Celano

Da Roma:
SS Tiburtina Valeria

Da Pescara:
SS Tiburtina Valeria

Da L’ Aquila:
A24 – svincolo A25 uscita Aielli Celano
SS 5bis Vestina Sirentina: L’Aquila – Celano

In treno

Linea Roma-Pescara stazione Celano-Ovindoli

 

 

TABELLA DEGLI ORARI


[1] Svetonio, De vita Caesarum, Claudii, 21,6.

[2] www.aercalor.altervista.org/index_file/Lago_Fucino.pdf‎.

[3] Latini 2000, p. 84.

[4] Ivi, p. 85.

[5] Ivi, p. 84

 

 


Visualizzazione ingrandita della mappa

Bibliografia

Latini Marialuce, Guida ai Castelli d’Abruzzo, Pescara, Carsa Edizioni, 2000.

Sitografia

www.aercalor.altervista.org/index_file/Lago_Fucino.pdf.

 

Licenza Creative Commons
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